Pubblicato da: IB | 4 gennaio 2013

Stephenie Meyer, L’ospite (The Host)

Mi è ritornato un po’ il pallino dei blog (ne ho tremila iniziati e poi lasciati un po’ a marcire nei meandri di internet; li trovate nella colonna qui a lato sotto “I miei Blog”) e allora vi volevo raccontare di questo libro che ho letto ultimamente, nonostante sia uscito un po’ di tempo fa, e che è uno dei pochi che quest’anno mi ha preso veramente (complice di sicuro la facilità con cui si legge).
Stephenie Meyer (quante “e”) la conoscerete già, è quella che ha scritto la saga di Twilight ed è proprio lei il motivo per cui non ho letto prima “L’ospite”. Temevo che fosse sempre la solita storia di uomini perfetti e dispotici e ragazze imbranate e diverse da tutte le altre. Invece no.
Invece devono aver suggerito alla Meyer che dal sovrannaturale (vampiri, licantropi, mutaforma, zombie) la tendenza si è ora un po’ spostata sul romanzo postapocalittico e distopico con protagonista una ragazza forte e determinata, stile Hunger Games.
A voler proprio strafare, come in Hunger Games, ci si potrebbe anche vedere una sorta di metafora su come i sistemi politici che annientano la volontà individuale con l’obiettivo di uniformare e portare alla perfezione sono non solo negativi, ma anche destinati a fallire con una specie, quella umana, che è capace di sentimenti, sia negativi che positivi, molto estremi.
All’inizio abbiamo uno spunto che è tutt’altro che cattivo: la terra è stata invasa da alieni chiamati “anime” che si sono impossessati a uno a uno di (quasi) tutti i corpi degli umani, sfrattandone il proprietario e rendendo il pianeta un posto pacifico e perfetto. Le anime sono infatti esseri che non sanno mentire o provare cattivi sentimenti e sono quindi in grado di vivere in armonia tra di loro, rispettando tutto e tutti e conducendo una vita monotona ma senza problemi.
La vera novità, quello che mi ha colpito dall’inizio facendomi quasi gridare al genio, è che la storia non è raccontata dal punto di vista della ragazza forte e determinata, Melanie, ma da quello dell’aliena che viene inserita nel suo corpo. Perciò il lettore, che istintivamente è portato a fare fronte comune e a immedesimarsi nel narratore interno alla storia, in questo caso si trova spiazzato: si trova a considerare una realtà che non gli appartiene, viene spinto quasi a pensare che gli alieni abbiano ragione, perché gli effetti della loro invasione sul pianeta terra è effettivamente positiva, perlomeno per il bene comune. Anzi, Melanie a me personalmente non risulta molto simpatica, nemmeno alla fine del libro: mi sembra egoista e capricciosa, nonostante sia indubbiamente intelligente e indurita dal suo passato. Tuttavia, anche Viandante (o Wanda, da Wanderer) è troppo perfetta e fragile per ispirare simpatia o per permettere al lettore di immedesimarsi e provare troppa empatia. Nonostante questo la storia mi ha preso, complice forse anche il fatto che nel personaggio di Jared vedevo l’attore che lo interpreterà sullo schermo, Max Irons, di cui sono da sempre innamorata persa, e di cui aspettavo ogni “comparsa” nel libro quasi con lo stesso batticuore di Melanie. Non mi ha fatto invece lo stesso effetto Ian, anche lui troppo “buono” e monocorde per attirarsi la mia simpatia. Insomma, i personaggi non sono molto sfaccettati, ma la trama risulta comunque avvincente.
Un difetto del libro potrebbe essere che alcuni episodi che vengono descritti (le razzie, i poliziotti che fermano Wanda/Melanie e Jared etc) sembrano un po’ disgiunti tra loro, il che mi ha fatto pensare che per la trasposizione sullo schermo sarebbe stata un po’ più adatta una serie tv piuttosto che un film.
Bisogna poi considerare che l’autrice è sempre la Meyer: aspettatevi quindi una concezione dell’amore totalizzante e che instupidisce soprattutto la protagonista femminile, scene d’amore e batticuori scatenati da pretesti inutili e grotteschi etc. Soprattutto una scena mi ha fatto sorridere ironicamente e pensare “Grazie al cielo non ho gridato al capolavoro”: quella, assolutamente inutile ai fini della storia, di Jared che dice a Melanie che non possono fare l’amore perché intanto non ci sono preservativi (e, ok, educhiamo i ragazzi bla bla bla ma era proprio necessario, visto che in ogni caso la scena intera era eliminabilissima?) e poi perché lei è minorenne. In un mondo in cui va bene uccidere e rubare perché tutto è andato a rotoli, non si può fare sesso con una minorenne, anche se lei è chiaramente consenziente. Ho storto il naso, e tanto, ma ripeto che avrei dovuto aspettarmelo.
Il finale è il solito lieto fine che accontenta (e accoppia) tutti (ma proprio tutti) e anche qui non potevo aspettarmi niente di diverso.
Tutto sommato, insomma, la trama costituisce un altro motivo per andare a guardare il film quando uscirà, oltre al già citato bel faccino di Max Irons.

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