Pubblicato da: IB | 10 settembre 2009

Ma la vita è un’altra cosa

Ma la vita è un'altra cosa

Editore: Mondadori
Anno: 2008
Pagine: 246
Prezzo: 15 euro

RIASSUNTO

Davanti all’ennesimo boccale di birra, due amici partoriscono un’idea folle e geniale: girare l’Italia alla ricerca dei protagonisti delle canzoni. Per scoprire se esistono veramente, che fine hanno fatto, e per dare loro una piccola possibilità di rivalsa di fronte a un destino che li ha imprigionati per sempre dentro un motivo di successo.
Inizia così un viaggio picaresco a bordo di una vecchia Clio sulle tracce di Chicco e Spillo di Samuele Bersani, Anna e Marco di Lucio Dalla, Sally di Vasco Rossi, Linda di Lucio Battisti, Alice di Francesco De Gregori… Ma sarà anche un viaggio alla ricerca di se stessi, in un periodo della vita in cui capire che cosa si è e che cosa si sta diventando è la sfida più difficile e affascinante per approdare a un finale inatteso e sorprendente. Niccolò Agliardi e Alessandro Cattelan, autore e cantautore il primo e amatissimo volto di Mtv il secondo, sono grandi amici anche nella realtà e somigliano in modo poco equivocabile ai due protagonisti della storia. Non è quindi un caso se nelle pagine di questo libro si sente pulsare un’amicizia vera, se le battute, i dialoghi, le situazioni, le riflessioni, che magari partono da una piccola sciocchezza e vanno a finire chissà dove, hanno la freschezza e il gusto dei migliori momenti passati tra compagni di vita e di avventura.

(da librimondadori.it)

RECENSIONE

Ci sono persone del mondo dello spettacolo che, pur rimanendo degli sconosciuti per noi poveri mortali, ci stanno simpatici a pelle. O per meglio dire, in questo caso, a voce. Io Alessandro Cattelan lo adoro. E non lo adoravo tanto quando lo vedevo in tv mentre presentava Trl (forse perchè non aveva tutto questo spazio), ma ho imparato ad apprezzarlo veramente da quando fa il deejay su Radio 105. Ma “ho imparato ad apprezzarlo” non è la frase giusta. L’ho apprezzato, punto. Dal primo secondo in cui l’ho sentito parlare. Sarà quel suo tono cccciovane, non so. Sta di fatto che adoro il modo in cui parla, i suoi collegamenti mentali assurdi, il suo modo di parlare con la gente e sì, anche il fatto che abbia iniziato come sosia di Justin Timberlake. =P Quindi, come potete immaginare, quando è uscito il suo libro sono corsa a…farmelo prestare da un mio amico che lo aveva comprato altrettanto prontamente (che Ale e la Mondadori mi perdonino). Però uhm già ho pensato: la copertina potevano curarla di più. La foto mi puzza già troppo di racconto autobiografico. Peggio: di racconto autoispirato. E le birre sul tavolino, chiara e scura, nono. E in più l’altro autore, Niccolò Agliardi, molto sinceramente e sono sicurissima di sbagliarmi eh, ma a pelle proprio non mi stava per niente simpatico. Però c’è Cattelan, diamogli una chance, magari mi sbaglio. In fondo si dice “non puoi giudicare un libro dalla copertina” no?

____ ATTENZIONE: QUESTA PARTE POTREBBE ROVINARVI LA LETTURA DEL LIBRO ________

Che dire. Non mi sbagliavo. Il libro racconta la storia di Christian e Matteo, ovvero Ale e Niccolò, chiaramente. Ma se non fosse abbastanza chiaro ce lo ribadiscono in ogni modo e in ogni salsa. Christian è più giovane e Matteo più vecchio. Il libro è scritto a 4 mani da Alessandro e Niccolò ed è suddiviso in parti a seconda che il punto di vista di chi parla sia di Christian o di Matteo (non credo poi che i due si siano davvero divisi i compiti, perchè lo stile di scrittura è troppo simile e omogeneo, nonostante si cerchi di rendere l’idea di due personalità diverse). Nella biografia degli autori in fondo al libro si specifica che i due sono amici nella vita reale. Si intuisce nel libro che a Christian piace la birra scura, preferibilmente Guinness e nella foto di copertina cosa contiene il bicchiere di Cattelan? Indovinate. Nel libro viene detto che Matteo è rasato (per non dire calvo) e che spesso indossa berretti colorati. E indovinate cosa ha in testa Niccolò nella foto di copertina? Ma siete bravissimi. Sempre nella minibiografia di Agliardi si specifica che è fan di De Gregori. E indovinate quale personaggio del libro adora il cantautore? La cosa sta diventando monotona.

Detto questo, l’idea di partenza è piuttosto carina. I due ragazzi protagonisti decidono di farsi un viaggio per l’Italia cercando i protagonisti di alcune delle più famose canzoni italiane: Alice di De Gregori (toh!), Chicco e Spillo di Bersani, Sally di Vasco Rossi e così via. Tutti i personaggi che riescono a trovare si dimostrano degni di nota, particolari e all’altezza delle aspettative. Se non fosse che fanno tutti discorsi da Freud senza essersi messi d’accordo e lo fanno tutti con lo stesso strano stile verbale. Ah, un attimo. E’ lo stesso stile di tutto il libro. Lo stesso che usano i due protagonisti. E tutti gli altri personaggi. E tutti, da Alice a Sally sono spunto di riflessione per i due ragazzi. Ma vah? Addirittura anche quelli che, come Denny di Ivano Fossati, vengono frettolosamente abbandonati senza neanche mezza ricerca. Diciamo che tutta la storia sembra (è?) solo il pretesto per inserire nel libro le idee dei due autori su pressochè qualsiasi cosa. Sulla vita, insomma. Solo che i dialoghi e le situazioni risultano un po’ forzate, un po’ superficiali (ma corredate da discorsi profondi) e affrontate in modo sbrigativo. Come se, dopo aver detto quello che Christian e Matteo pensano di un certo argomento, la storia o i vari personaggi non siano più interessanti. Come se il libro non fosse altro che una sequela di discorsi profondi che non portano da nessuna parte (come tutti i discorsi profondi) mentre cercano di svelare dei dogmi. Allora tanto valeva scrivere una sorta di dizionario degli argomenti con le opinioni di Christian e Matteo sottoforma di stream of consciousness. Che forse mi sarebbe piaciuto di più. Non sto dicendo che questo libro fa schifo, al contrario (lo so, lo so, sembrava)… sto solo dicendo che il potenziale è un po’ andato sprecato, che ci si poteva soffermare di più su alcune cose. Che così sembra un po’ un insieme di fatti accaduti veramente (perchè credo sia così, a partire dall’idea del viaggio) tenuti insieme però con una colla molto debole. Messi insieme un po’ a casaccio, insomma, solo per la voglia di raccontarli. Ok, passiamo finalmente alle cose positive? Ci sono molte perle, di quelle che le ragazzine scriverebbero sulla smemo. Io la Smemo è da un po’ che non la uso più, perciò ne scrivo una qui.

“Avrei giurato che la scatola nera fosse andata perduta. Sprofondata in fondo all’oceano e che nemmeno il più sofisticato mezzo tecnologico avrebbe più potuto recuperarla. E invece basta un suono, una rima, una sola frequenza che tocca una corda e la fa vibrare tanto da riuscire a far tornare a galla quell’ammasso di latta e ricordi che pesano come il piombo. Erano le quattro del mattino e sarebbe stata un’ora consigliabile per andare a dormire. E invece, ancora una volta, mannaggia alle canzoni. Una; ne basta una, che nemmeno mi piace, ma che è stata capace di gonfiarmi gli occhi e di accorciarmi il respiro. Che ha riportato in camera lo stesso odore, le stesse smorfie e lo stesso sorriso di tanti mesi fa. A volte credo che l’uomo sia ridicolo quando cerca di sfidare le distanze con gli aerei, con le autostrade…o di sfidare il tempo con il cronometro, con l’ADSL e con i mezzucci anti-invecchiamento. Tanto, basta una canzone per annullare le distanze e il tempo. Tutto lavoro sprecato. “Lontano dagli occhi lontano dal cuore” un paio di palle. Basta un iPod. Modalità shuffle. Quattro note di intro, in una sequenza che non lascia possibilità di appello. Quella era, e quella rimane. Piangi Matteo. Piangi che ti fa bene. Pensavo… Nessuno ti vede. Non ti puoi permettere nemmeno il lusso di raccontarlo a qualcuno. Non ti vede chi vorresti che ti vedesse piangere. Non ti ascolta chi ti manca. Stanne certo. Avresti il coraggio di riaccendere il telefono, comporre il suo numero e, con la voce zoppicante e condita di lacrime, gridare che ti manca?! No eh…Allora piangi Matteo. Spegni l’iPod, la luce e vai a dormire. […]Tutta questa ferraglia era per Andrea. Che non sento e non vedo più da tempo. Non so che fine abbia fatto e, ogni tanto, mi manca ancora. Ma ci sta. Ci sta tutta. Perchè Andrea è nei miei pensieri da tanto tempo. Credo di averlo amato. […] Spesso la vita è un’altra cosa, rispetto a quello che pensiamo. Andrea è “un’altra cosa” rispetto a quello che ho creduto di me. Ma forse, è il caso, almeno per ora, di richiudere la scatola nera e di rigettarla nel mare.”

Questo è il motivo per cui comprare e leggere questo libro. Perchè a volte ti prende e ti fa volare su digressioni poetico/filosofiche come questa con leggerezza, eppure quando guardi giù ti rendi conto di essere salito molto in alto.

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